Rubistar: il sito che aiuta a costruire rubriche di valutazione

La programmazione per competenze dovrebbe ormai essere (anche se purtroppo non è così) una realtà nelle nostre scuole, soprattutto se pensiamo che le otto competenze chiave europee sono state sanci…

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TACKK per creare pagine ricche di contenuti multimediali

Da tempo, molti di noi stanno cercando un’alternativa ai bei poster multimediali che prima Glogster offriva liberamente. Fra le varie possibilità disponibili sul web, Tackk può rappresentare una va…

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Torna #TwitterFiction e la letteratura è in 140 caratteri con Cesare Pavese

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Waiting for #TwitterFiction/Pavese http://t.co/qODwFCoU3j Are you ready? — Cesare Pavese (@PaveseCesare) 10 Marzo 2014 Immaginate un’enorme piazza virtuale che, all’improvviso, si mette a parlare di letteratura. Un sogno? No, perché domani torna il #TwitterFiction Festival, evento di digital…

Isabella‘s insight:

Un evento per riflettere su Twitter e proporre qualche attività agli studenti.

Al link  si può vedere cosa fanno in Francia già da qualche anno

http://www.twittclasses.fr/

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«Cl@sse 2.0? No, grazie»

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«Cl@sse 2.0? No, grazie». Gli scettici del digitale Corriere della Sera «No» per le modalità («una decisione comunicata dalla scuola a inizio anno, senza che i genitori venissero prima informati e consultati», spiega Mauro Giordani, un papà che…

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Proprio ieri abbiamo letto le parole dell’Assessore all’Istruzione, Formazione e Lavoro della Regione Lombardia, Valentina Aprea, che, da Londra, riportava i dati positivi sull’uso delle tecnologia nella didattica. E qui, invece, si parla di  “dispersività, dilatazione dei tempi di lavoro, perdita di attenzione e di parte dei contenuti didattici”. 

Al di là delle statistiche e dei dati, ognuno di noi ha una propria opinione, sulla base dell’esperienza in classe. Da un lato possiamo trovare conferme della teoria del doppio codice di Paivio, secondo cui il nostro cervello elabora stimoli attraverso un “doppio canale” (in pratica il canale visivo e quello verbale) , ma è anche vero che si corre il pericolo dell’overload cognitivo, teorizzato  da Chandler e Sweller. Non bisogna dimenticare che la tecnologia è “solo” uno strumento e l’attenzione del docente deve rimanere sullo studente e sui processi di apprendimento. Il rischio è di farsi “ammaliare” da strumenti e app che sono divertenti e innovativi, ma il criterio nel valutarli è quello della loro funzionalità rispetto ai nostri obiettivi didattici e pedagogici.